Abbiamo spedito le cartoline del laboratorio di Carolina Farina ai luoghi del mondo che sono a noi familiari

Con il laboratorio Ob-viàm – Itinerari possibili per incontri ovvi, realizzato nell’ ambito del progetto Europeo “CONTACT ZONES_performing arts in urban spaces”, Carolina Farina ha condotto un percorso di fotografia con sette partecipanti. Le fotografie del laboratorio sono diventate cartoline. Abbiamo intervistato Carolina e abbiamo spedito le cartoline a dei luoghi familiari ai quali quelle immagini ci riportavano.

foto Simona Granati

Julio Ricardo Fernández: Diciamo che ci presentiamo.

Carolina Farina: Sono una fotografa di scena ma anche dello spazio urbano. Concentro il mio lavoro sulle memorie affettive e sulle micro-narrazioni del quotidiano, cercando di raccontare i luoghi e i quartieri. In questo caso abbiamo lavorato sul Quadraro partendo dalle piccole storie delle persone e non da un memoria collettiva già storicizzata. Il laboratorio ha coinvolto sette partecipanti ai quali ho chiesto di ragionare sulle mappe, su una visione del quartiere, cercando di uscire da quella che è la conoscenza pregressa che avevano e cercando di fare delle piccole derive nello spazio. Da queste, ognuno ha avuto modo di raccogliere delle storie, delle impressioni, a partire dalle proprie sensazioni e emozioni rispetto a quello che vedevano, sentivano, annusavano nel quartiere; cercando poi con la macchina fotografica di riportarlo a tutti attraverso le fotografia. Le fotografie scelte insieme diventavano poi cartoline.

“A Villaggio San Francesco, a Firenze. Ai sorrisi delle persone che lo abitano” Ludovica

“A Holguin, Cuba, agli anziani sulla strada che parlano dei loro tempi e di quanto è cambiato il paese. Di quanto ‘i miei anni erano così'” Julio

foto Alessandra Pizzi

Julio Ricardo Fernández: In questi giorni di festival abbiamo parlato di “mondi”, di “confini”. Parliamo sempre di un ostacolo che da mentale è diventato fisico. Allora bisogna sconfinare. Che pensi di questi punti di contatto tra il quartiere e gli artisti?

Carolina Farina: Ho collaborato per tre anni con il festival come fotografa e quest’anno come artista residente. È stata una grande opportunità per me, soprattutto perché mi ha dato l’occasione di conoscere un quartiere particolare, con una socialità molto forte. Questo grande evento che lo attraversa per tre settimane ogni anno è anche l’occasione per creare degli sconfinamenti tra i diversi mondi che lo vivono.

“Al Gambia, a quando era piovoso e ventoso e le case di terra si distruggevano tanto” Alagie
“Al Gran Ghetto di Rignano Garganico, alle baracche, le case contadine abbandonate vicino alle quali vivevamo nei giorni di agosto” Luca

foto Umberto Tati

Julio Ricardo Fernández: Qual è la obbiettivo che cerchi di raggiungere con questo progetto?

Carolina Farina: Che le persone cambino il proprio sguardo sul quotidiano, che inizino a non dare per scontato i luoghi che attraversano ogni giorno e le persone che incontrano. L’idea di questo laboratorio è proprio questa, di dare valore alle piccole cose che si vedono ogni giorno e alle quali a volte non diamo valore.

“Alla prigione in Libia, alle chiavi appese al muro” Alagie

foto Eleonora Scoti Pecora

“All’Università di Salerno, ai libri che mi hai fatto sfogliare. Grazie a loro sono qui” Ludovica

“A casa mia in Gambia, ai libri di mio papà” Alagie

foto Valentina Migliore

“A Marano Equo, Roma, al giardino di casa in attesa dei mie nonni…con me il cane” Barbara

“Alle aiuole sotto casa dei miei genitori, quando da bambino guardavo fuori dalla finestra e poi scendevo a giocare” Luca

foto Laura Garofalo

“Al Gambia, a quando è piovuto e le rane fanno un sacco di rumore” Alagie

“Al cimitero acattolico di Roma, che quest’opera possa portare colore e ispirazione a chi ne ha cercato durante la sua vita” Lorenzo

foto Umberto Tati

“Al campo di calcio del Roma 6” Mahamadou Kara

“Un panorama ad un panorama. Dove passano meno stelle e molti più aerei” Ludovica
foto Mauro Conti

“Al centro di accoglienza che si chiama CAS Casilina” Alagie

“Al CAS Casilina, al salone della TV dove ho aperto la scuola e nel quale ho conosciuto Alagie e Kara” Luca

foto Eleonora Scoti Pecora

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