Roma, 8 Agosto 2019.

La scena si apre a ridosso del ‘Museo della Civiltà Romana’ in zona Eur.
Location ad alto impatto visivo e grande suggestione emotiva dovuta ai giochi di luce e di ombre riprodotti durante questa serata di InEurOff (Performing Arts Festival).

Una danza inizia.
“Flower is not a flower, ovvero del corpo solido”.
L’artista, Amalia Franco, si serve di solo due elementi di fondo: una seduta molto alta e una maschera.
Durante la performance, ella, ritrae lo sdoppiamento dell’umano e della maschera che egli stesso si impone al mondo perdendo davvero il contatto con la parte naturale di sé.
Situata in cima alla seduta, scende con movimenti lenti e di difficile interpretazione. Rigida, prende confidenza con la maschera eppoi la elude al fine di liberarsene completamente.
Nuda, riprende il contatto con l’origine e la sua vera natura.
Il pubblico è attento e disorientato, il messaggio arriva solo verso la fine dell’esibizione, ma è chiaro e deciso.

A seguito una breve interazione del pubblico con il regista Marco Paciotti su temi fortemente ispirati all’emarginazione sociale di diverse culture nel nostro territorio.
Il messaggio è crudo, mirato a una realtà ostile dove in anni così avanzati ancora avvengono discriminazioni tra gli esseri umani.
Laddove chiamiamo oggi quelle realtà disagiate ai bordi della città esseri “sporchi e puzzolenti”, venivamo chiamati noi in altri paesi quando eravamo immigrati.
Marco invita a far riflettere come si dimentica il senso umano davanti alle cose materiali per le quali oggi sembra necessario vivere.

Dopo un breve riallestimento del palco va in scena “MERAVIGLIA”.
Spettacolo curato da Ondadurto Teatro.

“L’uomo è stato dotato della ragione e del potere di creare cosicché egli potesse aggiungere del suo a quanto gli è stato donato, ma fino ad ora egli non ha mai agito da creatore.
Rade al suolo le foreste, prosciuga i fiumi, estingue la flora e la fauna selvatica. Altera il clima e abbruttisce la terra ogni giorno di più. (…)
L’uomo deve rendersi conto che occupa nel Creato uno spazio infinitamente piccolo e che nessuna delle sue invenzioni estetiche può competere con un minerale, un insetto o un fiore.
La natura non è un posto da visitare, è casa nostra.”

Una voce fa una prefazione.
Si ascolta in silenzio.
Inizia lo spettacolo pieno di effetti speciali e invenzioni.
“Alice” è la protagonista.
Esce fuori da un sacco nero.
Da un mondo inquinato.
Si addentra nel vivo della scena.
In preda a meraviglia e sgomento incontra personaggi fantastici con i quali condividerà la gioia di ritrovare cose ormai dimenticate e sovrastate dall’inciviltá dell’essere umano.
Fondamentale il richiamo alla vita nella scoperta dell’acqua, con la quale Alice sente di doversi rigenerare bagnandosi il viso.
I suoi amici surreali la accompagnano in questo viaggio e la portano fino alla scoperta del cielo.
La voce narratrice chiude la scena lasciando tutti con grande angoscia:
l’uomo che dá per scontata la natura non riconoscendola davvero come sua casa già perfetta all’origine, tende a modificarne l’aspetto, distruggendo.
Se la natura ormai satura di tanta incuranza, davvero dovesse sopravvivere, sarebbe poi la specie umana stessa a doversi estinguere in tali deplorevoli condizioni.

La riuscita è sensazionale.
Il pubblico applaude e si alza entusiasta.
Un altro ‘centro’ è stato messo a segno dalla freccia scagliata dai ragazzi di ONDADURTO TEATRO.

Azzurra Adriatico

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