ll primo fine settimana di Attraversamenti Multipli 2019, in versi e in prosa.

foto di Chiara Cocchi

PRENDE VITA

DALL’ASFALTO

COME POZZANGHERA

COME BOOMERANG

TRASCINA VIA LA POLVERE

ESPERIMENTO FISICO

CAMALEONTE

CREATURA SELVAGGIA

STORIA DI UNA DONNA

CHE HA PERSO IL SUO EQUILIBRIO

E SI E’ AFFIDATA

A QUELLO DI UNA SFERA

CON VOCE

PROFONDA

DI MIRACOLO URBANO.

Alagie Camara, Ludovica Labanchi, Mahamadou Kara Traore, Luca Lòtano, Julio Ricardo Fernandez.
Poesia collettiva di redazione costruita a partire da questo articolo di Ludovica Labanchi, sul primo fine settimana del festival Attraversamenti Multipli 2019.

foto di Chiara Cocchi

Posti all’aperto, palco assente, bambini che corrono e giocano e i locali che cominciano ad aprire. Si amalgama perfettamente a quello che è il suo territorio, senza modificarlo. Ed è così che vuole essere Attraversamenti Multipli: una creatura camaleontica e misteriosa.

Ed è quando cala il sole, che questa creatura prende vita. Le luci si accendono, sulle pareti del palazzo-boomerang, prende forma un insieme di particelle che mutano e si muovono, interagendo con il loro ospite e allo stesso tempo, rispettando la sua struttura: Particles dei FLxER Team. Mentre le particelle continuano indisturbate la loro danza verticale, c’è invece chi si alza dalle mattonelle della piazza: Ivàn Benito, ballerino spagnolo che, con il suo Galapàgos, racconta dell’origine della specie.

foto di Chiara Cocchi

Nasce dall’asfalto, corre, si guarda intorno guardingo, in una performance tribale e selvaggia, lasciando una scia di polvere e terra ad ogni suo passo. E quella polvere, subito dopo, viene pulita e trascinata via dall’acqua della pozzanghera, la stessa che hanno dovuto attraversare gli Ertza, nel loro Meeting Point. Non è una relazione facile, la loro: si avvicinano, si abbracciano, si scontrano, si amano e si odiano. Viaggiano insieme, continuano in solitaria, per poi rincontrarsi a metà strada.

Il 14 settembre si conclude con un esperimento scientifico: cosa succederebbe se i fisici diventassero danzatori e i danzatori fisici? La risposta ce la dà il Consorzio GranoLucisano. Alix Mautner aveva grande curiosità della fisica – ovvero l’inusitato comportamento delle teorie prive di buon senso. Questo è il titolo dell’esperimento, dove fisici e danzatrici si guidano a vicenda nel loro moto continuo nei loro spazi chiusi da un’unica linea disegnata per terra col gesso.

foto di Chiara Cocchi

Il giorno seguente è domenica, giornata nata per essere rilassata, senza fretta, anche se i bambini che corrono con le loro bici durante una festa di compleanno non sono dello stesso parere. Ma in questo caos giocoso, Léa Legrand danza e salta con il suo La Chute. La storia di una donna che ha perso l’equilibrio della sua vita e si affida a quello perfetto di una sfera.

Pigramente, scende la sera, e tutti ci avviciniamo al GarageZero, dove ci aspettano le voci di una storia mai conclusa: I Giganti della Montagna, capolavoro postumo di Pirandello, narrata dalla multiforme voce di Roberto Latini, a volte grottesca e stridula, a volte profonda e infernale.

In questi due giorni, all’interno del miracolo urbano/artistico di questo festival, ho avuto modo di conoscere quelli che saranno i miei compagni di avventure: Julio, Alagie e Kara, con i quali ho riso, discusso, ci siamo dati il cinque con stile e con i quale abbiamo cominciato a condiviso birre, storie e pareri.

Ludovica Labanchi

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