Ad Agosto a Roma accadono meraviglie.
L’8 e il 9 agosto è andato in scena lo spettacolo Meraviglia ultimo lavoro di ONDADURTO teatro, proposto anche quest’anno all’interno della suggestiva cornice architettonica del Museo della civiltà Romana dell’EUR. Le due serate sono parte del InEurOff – performing arts festival 2019 che si concluderà con una terza serata il 29 agosto in piazza San Cosimato e si inserisce, a sua volta, all’interno del progetto europeo Contact Zone, attraverso il quale realtà provenienti da paesi diversi entrano in comunicazione e trovano spazi di confronto. Proprio grazie a tale collaborazione, attraverso una open call internazionale, è stata individuata Amalia Franco, l’artista che ha aperto la serata con una performance che indaga e racconta i diversi stati dei corpi e della materia, addentrandosi nelle loro forme animate e inanimate. Decisamente interessante.
Prima dell’inizio dello spettacolo è stato proposto un momento di interazione con il pubblico (non molto partecipativo per la verità) durante il quale il regista, Marco Paciotti, ha individuato quattro spettatori e li ha invitati a salire sul palco e leggere degli estratti da un articolo della rivista Internazionale. Si tratta di diagnosi effettuate da medici italiani che hanno visitato migranti a bordo di navi delle ONG e che raccolgono tragiche testimoninaze di torture e abusi subiti nelle carceri della Libia. Nonostante il momento non sia del tutto riuscito e sia risultato a tratti didascalico, non si possono non condividere le intenzioni e l’umanità del tentativo, l’importanza di affrontare tematiche fondamentali attraverso l’arte e il preludio alle argometi centrali dello spettacolo che seguirà, che sembra proporci un modo diverso di stare al mondo.
Meraviglia racconta, infatti, non solo la bellezza del nostro pianeta, la straordinarietà della natura, ma anche la possibilità per l’essere umano di soprendersi davanti a tanta potenza e di entrarvi in sintonia. Attraverso il linguaggio caratteristico del teatro di ONDADURTO e una serie di fantastiche suggestioni, lo spettatore segue una moderna Alice attraverso il suo viaggio tra le meraviglie del mondo. Bellissimi i costumi che richiamano un’estetica da film fantasy anni ’80 e strizzano l’occhio al mondo fantastico di Miyazaki, misurati i testi che trasportano lo spettatore sulla scena senza eccessi o velleità didattiche, bravi gli attori che tengono il pubblico in bilico tra la potenza della natura e l’inadeguatezza umana. Forse non molto originale, ma riuscita e convincente la scelta di un personaggio femminile che, come Alice o Dorothy, è in grado di viaggiare da sola attraverso realtà sconociute, di entrare in sintonia con le creature che le popolano e di lanciarsi con coraggio verso il cielo.
Alla fine dello spettacolo si è contenti, soddisfatti. Speranzosi per la sorte della terra e per le capacità che l’essere umano ha di abitare il pianeta in modo diverso. Innegabile, però, l’ombra di angoscia che rimane e che è motivata dal timore che il pianeta possa, si, trovare un nuovo ordine ma sacrificando la nostra presenza.

Leave a Reply