Tra Largo Spartaco, Garage Zero e il Sottosopra, il secondo fine settimana di festival al Quadraro

foto Chiara Cocchi

Più le settimane passano, più i giorni si accorciano. La sera arriva sempre più in anticipo ed è quasi difficile abituarsi all’idea. Infatti, durante il nostro briefing, ho ancora gli occhiali da sole poggiati sulla testa, nonostante siano le diciannove e il sole ormai non ci sia più.

Così inizia il secondo fine settimana di Attraversamenti. Prima che la magia urbana del festival cominci, noi abbiamo già cenato, e fuori ad aspettarci c’è Marco Mazzoni, con il suo gruppo Kinkaleri. Il suo obiettivo? Insegnarci l’alfabeto, ma a suo modo, con Everyone Gets Lighter (qui il dialogo con Kinkaleri). Ogni movimento è una lettera, ad ogni lettera il suo suono. Così, con il suo corpo, insegna e ci racconta gli haiku di Jack Kerouac. Tutti, ovviamente, provano ad imitare i suoi movimenti e a tentare di “danzare” il proprio nome.

foto Chiara Cocchi

Successivamente, ci si sposta verso GarageZero. Due file di sedie, una di fronte all’altra. Nel mezzo, cento mattoni, tutti in piedi, come soldati di terracotta. A muovere il loro destino è Alessandro Carboni. As If We Were Dust è il nome della sua performance. Fa cadere i mattoni a terra, li rialza, li sbatte uno contro l’altro, li rompe, li rimette in fila per poi distruggere l’ordine ancora e ancora. La sua veste è quella di Prometeo, titano che dona il fuoco agli uomini, poi quella di un cataclisma, poi quella di una guerra. Quello che rimane è la storia di una civiltà nata e morta, della quale rimangono solo le rovine spezzate.

foto Chiara Cocchi

E dall’inizio e fine di una società, si passa invece a quello che c’è nel mezzo: disagio sociale, nostalgia, esclusione. A Peso Morto/Lui di Carlo Massari racconta questo, una storia di periferia corporea e mentale. Un anziano riluttante al presente, che si aggrappa a quello di un passato condito da amori, passione e mazurca (qui il dialogo con Carlo Massari).Il giorno seguente si torna un po’ alle origini, di quello che c’è stato prima di Attraversamenti, con le chiacchiere dei direttori artistici Pako Graziani e Alessandra Ferraro, e Andrea Pocosgnich, curatore del libro I Teatri di Margine Operativo. Un teatro sperimentale prima dello sperimentale stesso, l’importanza dei luoghi di passaggio, il voler sfruttare appieno l’urbanistica.

foto Chiara Cocchi

E dopo una cena veloce, corriamo verso il GarageZero, dove ci aspetta un tavolo pieno di giocattoli. Oggetti simbolo di innocenza, ma che di innocente non hanno nulla. Sono i protagonisti di una storia crudele e consumistica, ambientata a Mahagonny, la stessa città che Brecht, insieme al musicista Kurt Weill, ha rappresentato in Ascesa e Caduta a teatro molti anni fa. Marco Manzoni dei Kinkaleri muove i suoi attori giocattolo in atti ben poco candidi, raccontando una società dove tutto è basato sul vil denaro. Cibo, alcol, sesso, poco importa, basta che si possa pagare. Se non paghi, muori, questa è la legge, poiché con il denaro puoi comprare anche l’innocenza in tribunale.

foto Chiara Cocchi

Successivamente ci spetta la prima di Carlo Massari, A Peso Morto/Lei. Una donna nel corpo di uomo, un uomo con la mente di una donna, chi lo sa. La storia di questa creatura sta proprio in questo, rimanere incastrato nel suo limbo di non essere e tra le note del preludio di Non, je ne regrette rien di Edith Piaf. La perfetta conclusione della serata è Outdoor dance floor. Salvo Lombardo e Daria Greco, vestiti da nobili di inizio Novecento, si ritrovano catapultati una pista da ballo dei ruggenti anni Novanta.  Pochi secondi e tutti sono coinvolti, rapiti dal beat pulsante e coinvolgente del dj set, dapprima lungo i margini della pista, per poi gettarsi a capofitto nel centro e lasciarsi andare. Dimostrazione che l’arte e la performance non è solo osservare e giudicare, ma anche condividere.

Ludovica Labanchi

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